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Malcolm McLaren alla conquista del mondo

Al 430 di King’s Road, a Londra, c’è un negozio di abbigliamento, con l’entrata sormontata da uno stravagante orologio le cui lancette girano in senso anti-orario. Il nome attuale della boutique è World’s End, ma alla sua apertura, risalente agli inizi degli anni ’70, si chiamava Let it rock; poi ha assunto varie denominazioni, tra cui Seditionaries nel ’76, Too fast to live, too young to die NEL ’72, e alla metà del decennio l’insegna diceva semplicemente Sex.

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Si ritiene che in qualche modo tale ragione sociale abbia giocato un ruolo nella scelta del nome del gruppo più mitico del punk inglese, i Sex Pistols. Ma la cosa non deve stupire, né si deve pensare ad una semplice coincidenza, perché il proprietario del fortunato locale altri non era che il mentore del gruppo, il famigerato Malcolm McLaren. Costui era nato nella capitale britannica il 22 gennaio 1946, e nel periodo del ’68 era un ragazzo affascinato dalle subculture giovanili e dall’atmosfera della contestazione anti-borghese. La sua grande intuizione fu però quella di usare le strategie del Situazionismo (un movimento rivoluzionario influenzato dal marxismo e dall’anarchia) per scopi spettacolari e commerciali. Non si limitò dunque ad agire nel settore della moda – avventura intrapresa insieme alla compagna Vivienne Westwood, destinata a diventare un’acclamata stilista – ma si propose anche come manager per diversi gruppi più o meno anticonformisti nel look e tragressivi nei contenuti: prima ci furono i New York Dolls, poi vennero i già citati Sex Pistols, in seguito Adam and the Ants.

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Il colpo grosso, naturalmente, Malcolm lo azzeccò con i Pistols. Alla formazione del gruppo che sarebbe poi passato alla storia con l’album Never mind the bollocks, McLaren lavorò sulla base di un gruppo preesistente, The Strand, in cui si inserirono personaggi gravitanti intorno al Sex, vuoi come commessi (è il caso di Glen Matlock), vuoi in veste di clienti (tali furono John Lydon e John Ritchie, più noti come Johnny Rotten e Sid Vicious). Neppure è facile arrivare a definire il rapporto tra la creatività della Westwood e le suggestioni offerte dai giovani frequentatori, che erano nello stesso tempo acquirenti e “trend-setters“, ovvero ispiratori delle mode. A guadagnarci era comunque la coppia regina del Sex, riguardo alla quale c’è poco da dubitare che “ci fosse dentro solo per i soldi”, parafrasando il titolo di un famoso album di Frank Zappa. Lo stesso Lydon ebbe più tardi a dichiarare: “Malcolm e Vivienne erano veramente degli imbroglioni. Avrebbero venduto qualsiasi cosa per guadagnare”. Ad ogni modo, messa su la line-up definitiva, trovato il marchio di fabbrica (Sex Pistols, appunto) a Malcolm non restava altro che far conoscere la band, e l’arma propagandistica scelta fu lo scandalo: il 1º dicembre 1976 i membri del gruppo furono invitati ad una trasmissione dell’emittente locate Thames Television, e il tutto si risolse con imprecazioni ed insulti in diretta tra il chitarrista Steve Jones e il conduttore Bill Grundy. L’apice (o il punto più basso, dipende dai punti di vista) fu raggiunto tra la fine di maggio e l’inizio di giugno del ’77, nei giorni in cui tutta l’Inghilterra festeggiava i 25 anni di regno di Elisabetta II. I Pistols avevano pubblicato un singolo dal titolo God save the Queen, considerato offensivo nei confronti dalla sovrana. Il brano non fu trasmesso da molte emittenti radio, BBC in testa, ma McLaren escogitò un ingegnoso stratagemma per non far rimanere nell’ombra i suoi “musicisti”.

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Noleggiato un barcone, il 7 giugno il manager organizzò una crociera sul Tamigi, durante la quale il gruppo avrebbe dovuto eseguire la versione punk dell’inno passando davanti a Westminster e alla House of Parliament. La polizia intercettò il natante e arrestò tutti i passeggeri, McLaren compreso. Da un punto di vista pubblicitario, un trionfo. Venne poi la pubblicazione dell’album, che suscitò alcuni problemi per via del titolo, caratterizzato un’ovvia allusione sessuale. Il tutto mentre il gruppo continuava a dare scandalo in molti modi in giro per la Gran Bretagna. Poi, all’inizio del 1978, una tournée negli USA, con molte date negli stati del Sud, dove McLaren sperava di incontrare un pubblico ostile che avrebbe fatto nascere tafferugli durante i concerti, cosa che si verificò puntualmente, specie per i comportamenti sempre più incontrollabili di Sid Vicious.

Sex Pistols

Alla fine ci fu una rottura tra il manager e Johnny Rotten, che fu abbandonato a Los Angeles mentre gli altri si erano spostati in Brasile. Solo l’intervento del boss della Virgin Records poté assicurare il rientro in patria del front-man, che non avrebbe saputo come pagare il biglietto aereo. L’ultimo concerto del gruppo in Inghilterra si ebbe nell’agosto ’78, poi si arrivò, di fatto, allo scioglimento, ufficializzato un anno dopo. Seguirono poco più tardi la morte per overdose di Sid Vicious (che peraltro era anche stato formalmente accusato dell’omicidio della fidanzata Nancy), e una causa intentata da Rotten nei confronti di Malcolm, che non avrebbe corrisposto ai membri della band i compensi dovuti. Nel 1980 il giovane regista Julian Temple fece uscire un documentario sui Pistols dal titolo emblematico, La grande truffa del rock and roll. Qui la vicenda del controverso gruppo era raccontata dal punto di vista dell’ambiguo manager, che appariva come l’unico personaggio veramente creativo e consapevole di tutta l’operazione, in grado di manipolare i ragazzi della band come marionette prive di una loro volontà. Dopo la conclusione di questa singolare vicenda, l’attività di McLaren è continuata frenetica in molti settori: nel campo della moda e della musica, ovviamente, anche con una band in proprio; in quello dei fumetti, del documentario e del reality-show. Fino alla morte, avvenuta per una grave malattia nel 2010. L’istrionico personaggio, di cui si ventilò anche una possibile candidatura a sindaco di Londra, potrà essere giudicato in molti modi, ma certo aveva ottenuto quello che voleva: far parlare di sé, per soldi, soprattutto.

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