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Risate nel deserto

Certo il re Luigi Filippo non avrebbe mai pensato, quel 9 marzo 1831, istituendo una legione di volontari stranieri destinati a supportare le truppe francesi in guerra in Algeria, che la sua decisione avrebbe fornito lo spunto ad una quantità di narrazioni avventurose, romantiche, ma anche comico-parodiche.


Come è risaputo, i legionari potevano arruolarsi con un nome fittizio, e questo attirò persone che per un motivo o per l’altro, volevano far perdere le loro tracce nel paese d’origine. Ad esempio fu legionario, tra il 1944 e il 1948, il gerarca fascista Giuseppe Bottai, che aveva votato contro Mussolini nella tempestosa riunione del 25 luglio 1943. Con la divisa francese, l’ex “ministro dell’educazione nazionale” combattè contro i tedeschi, guadagnandosi, prima del congedo, il grado di sergente maggiore.
Molti altri personaggi famosi indossarono il famoso “kepi blanc”, il caratteristico copricapo adatto a difendere la testa degli arruolati dai potenti raggi del sole algerino (la Legione era infatti acquartierata, nell’epoca coloniale, a Sidi Bel Abbes): lo scrittore Blaise Cendrars, il futuro primo ministro iraniano (l’ultimo prima dell’avvento di Khomeini) Shapur Baktiar, il musicista americano Cole Porter.
Non stupisce apprendere che fu tenente della riserva anche Jean-Marie Le Pen, il controverso leader del Fronte Nazionale, noto per le sue posizioni decisamente radicali in materia di ordine pubblico ed immigrazione; va detto però che negli anni ’30 del Novecento numerosi furono i fuoriusciti antifascisti italiani che si arruolarono per sfuggire alle persecuzioni degli uomini in camicia nera. I legionari provenienti dal nostro paese furono sempre numerosi, ed uno di essi, Vittorio Tresti, raggiunse addirittura il grado di generale di brigata.
Numerosi sono naturalmente i film legati in qualche modo a questo corpo d’élite dell’esercito francese. Due di essi furono interpretati da Gary Cooper: “Marocco”, di Von Sternberg, del 1930 (qui il celebre attore è affiancato da una Marlene Dietrich innamorata di lui al punto da seguire scalza la pattuglia di cui lui fa parte in una pericolosa missione nel deserto); e “Beau Geste”, girato da William Wellman nove anni più tardi. Proprio questa pellicola darà spunto, nel 1977, ad una gustosa parodia diretta e interpretata dall’attore comico inglese Marty Feldman, famoso per aver recitato nel ruolo del gobbo Igor in “Frankenstein Junior”. Ma allusioni comiche ai film avventurosi sulla Legione si erano già avute in uno dei più brillanti mediometraggi della fantastica coppia Laurel & Hardy, “I due Legionari” del ’31 (“Beau Hunks” in originale, con evidente riferimento ad un primo “Beau Geste” del 1926).
Ma anche i nostri comici si sono cimentati in imprese del genere: prima il principe De Curtis in “Totò sceicco” (di Mario Mattoli), buffo resoconto delle disavventure di un maggiordomo napoletano che segue in Africa il suo giovane signore, il marchese Gastone (Aroldo Tieri), che fugge da casa dopo una delusione d’amore; e gli immancabili Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, che non si sono fatti mancare la loro avventura nord-africana con “I due della Legione” nel 1962, per la regia di Lucio Fulci.
Non manca neanche, come dimostra l’immagine che ho scelto di proporvi, una storia con Mickey Mouse legionario, risalente al 1936, anno in cui fu pubblicata anche in Italia con il titolo “Topolino agente della polizia segreta”. Considerato il fatto che il corpo in questione ha preso parte a combattimenti molto sanguinosi, come la guerra d’Algeria del 1954-1962 e ai conflitto franco-vietnamita culminato con la battaglia di Dien Bien Phu, sempre del ’54, sono queste che ho citato, innocue e divertenti, le storie che molti di noi preferiscono.

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