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BILLY WILDER AL PRIMO FESTIVAL DI CANNES

Assolutamente perfetta, direi, quest’immagine tratta da uno dei tanti capolavori firmati da Billy Wilder, “Giorni perduti” (“The lost week end in originale), del 1945. Un uomo dall’aria stanca e tormentata, una lady fascinosa e, in posizione leggermente defilata, lui, il protagonista assoluto della storia: il bicchiere.

Tratta da un romanzo di un paio di anni prima che Charles Jackson ebbe qualche difficoltà a pubblicare, dato l’argomento scabroso e per nulla in sintonia con il tono propagandistico e patriottico che la partecipazione americana alla II guerra mondiale avrebbe imposto, la pellicola parla infatti dell’odissea di un giovane scrittore alcolizzato che vaga per alcuni giorni in una New York cupa e disperata, alla ricerca di qualche dollaro per potersi pagare da bere. Conosce anche il ricovero forzato in un ospedale, da cui poi fugge, dopo aver sperimentato alcuni degli incubi notturni più angoscianti che la storia del cinema ricordi, tanto che questo viene spesso definito il film più espressionistico dell’autore di origine austriaca. Per il ruolo del protagonista maschile la Paramount impose l’attore britannico Ray Milland, per il suo viso da bravo ragazzo che in parte avrebbe attenuato la carica negativa della storia proposta al pubblico; mentre sul versante femminile è interessante per noi italiani rilevare che il ruolo preminente fu affidato a Doris Dowling, poi interprete di “Riso amaro” insieme a Silvana Mangano, nonché sorella di Constance, la donna amata da Cesare Pavese, cui il grande autore dedicò “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi”.
RisoAmaro22
“Giorni perduti”, come Wilder stesso aveva previsto subito dopo aver letto il romanzo, ricevette un considerevole numero di Oscar e di Golden Globe, e ricevette anche (insieme ad altre opere) il Grand Prix du Festival International du Film (ancora non era stata istituita la Palma d’Oro) alla prima edizione del Festival di Cannes, che ebbe inizio a partire dal 20 settembre del 1946.
Cannes, 1946

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