Emmylou Harris

EMMYLOU HARRIS, REGINA DEL COUNTRY

Oggi vi proponiamo un’altra incursione nei territori della canzone popolare americana, e se un paio di giorni fa – con Eric Clapton, che in realtà è inglese – abbiamo attinto alla tradizione del blues del Delta, oggi ci rivolgiamo invece al versante country, la musica dei bianchi per eccellenza.

L’occasione ce la fornisce Emmylou Harris, che il 2 aprile compie gli anni e di questo ambito musicale può essere senz’altro considerata una delle interpreti più stimate ed amate nella grande nazione con la bandiera a stelle e strisce. Nata a Birmingham, in Alabama, si spostò poi in altri stati, quali la Carolina del Nord e la Virginia, poi si stabilì a New York dove prese ad esibirsi nei locali del Greenwich Village, ma fondamentale fu per lei – all’inizio degli anni Settanta – l’incontro con il grande Gram Parsons, che la volle con sé per i suoi due album solisti, “G.P” e “Grievous Angel”, il secondo dei quali fu pubblicato postumo, dopo la scomparsa del cantante per overdose. Era il 1973, e l’episodio risultò un duro colpo per la Harris, che tuttavia continuò la sua attività con crescente successo, pubblicando nella seconda metà degli anni settanta album importanti quali “Pieces of the Sky”, “Elite Hotel” e “Luxury Liner” nel 1977. Proprio da questo lavoro siamo andati a prendere il pezzo che proponiamo ai nostri amici e che porta la prestigiosa firma di Townes Van Zandt, definito da Piero Scaruffi ” un poeta di ballate intime, gentili, tormentate e cariche di emozioni”. Concluderemo ricordando che l’impegno musicale di Emmylou non si è certo esaurito alla fine di quel lontano decennio, ma è anzi proseguito con un cospicuo numero di collaborazioni, che sarebbe troppo lungo elencare e che chiamerebbero comunque in causa tutto il Gotha della musica americana, da cui ci limiteremo a citare solo tre nomi di prima grandezza: Bob Dylan, Neil Young e Bruce Springsteen.

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