bdpp37

MODERNITA’ E FASCINO DELL’ARIOSTO

Data importante per la letteratura italiana quella del 23 aprile; ricorre infatti l’anniversario della pubblicazione della prima edizione – in quaranta canti, nel 1516 – dell’Orlando Furioso dell’Ariosto, uno dei più grandi capolavori delle nostre lettere, caratterizzato da una straordinaria efficacia affabulatoria nonché da una grande modernità.

4 Tiziano - Ritratto dell'Ariosto

Si pensi al confronto, che molti critici hanno proposto, con la “Commedia” dantesca: da una parte le certezze medievali, l’idea che la vita terrena sia un importantissimo banco di prova in vista del giudizio divino che riaffermerà in modo indubitabile l’ordine universale; dall’altra una concezione tutta laica, terrena, ed un’ironia che riesce appena a coprire – specie ai nostri occhi di lettori del XXI secolo – l’amarezza per la scoperta di quel carattere illusorio (e delusorio) del reale che mette in crisi l’ottimismo degli umanisti convinti della potenziale perfezione umana e che anticipa di un secolo la visione del mondo che emerge dall’opera shakespeariana. Si prenda anche questo episodio che noi di “Punto cultura” proponiamo ai nostri lettori, traendolo dal notissimo lavoro televisivo realizzato da Luca Ronconi a metà anni Settanta; si tratta di un momento per certi versi risolutivo rispetto alla trama del poeta, la salita di Astolfo sul mondo lunare a cavallo dell’ippogrifo. Grazie a questa avventura, il senno di Orlando – impazzito per amore di Angelica – sarà recuperato e la guerra santa, di cui tutti sembravano essersi dimenticati, sarà finalmente vinta. Ma quale lezione di pessimismo in questo canto XXXIV, quale evidenza nel tratteggiare il quadro di un’umanità che persiste nei suoi errori e nelle sue follie ed alla quale nessuna guida ultraterrena può più bastare. Nonostante gli insegnamenti di San Giovanni Evangelista, che guida Astolfo in questa sua avventura lunare, il paladino inglese tornerà a sbagliare e a vaneggiare egli stesso (tanto che anche il suo senno si trovava sul satellite terrestre, insieme a quello di molti altri uomini creduti saggi dai più). Del resto era stato già il Petrarca, una sola generazione dopo Dante, a darci nel suo “Secretum” l’idea che l’uomo – già avviato con le sue precocissime avanguardie verso la modernità – non sa più emendarsi grazie alla forza delle auctoritates spirituali, fossero pure di levatura pari a quella di sant’Agostino, cui il poeta di Laura si confessa – senza trarne un beneficio definitivo – nell’opera citata. Ma in Ariosto prevale ancora la gioia del narrare e la forza delle ottave che si susseguono l’una all’altra, canto dopo canto, quella forte dolcezza che ha affascinato tanti lettori eccellenti, da Foscolo a Calvino. E valga anche per noi, allora, questo universo poetico nel quale ancora oggi può essere bello addentrarsi, magari per perderci in esso come nell’incantato palazzo di Atlante.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *