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Azione e vendetta – Le fragilità dell’uomo moderno nei grandi scrittori russi

Ricco di suggestioni squisitamente cechoviane, il racconto “Vicini”, di cui ci siamo occupati ultimamente, offre anche significative possibilità di collegamento con altri importanti testi, a proposito di un tema tutt’altro che marginale nella letteratura europea del periodo a cavallo tra la fine del XIX secolo e i primi decenni del ‘900.
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“Vicini”, di Anton Cechov

Un piccolo proprietario, Petr Michajlyc, vede sconvolta la sua tranquilla monotonia familiare dalla fuga della sorella, andata a vivere con un vicino, Vlasic, già sposato e ora rimasto solo e povero. Inizialmente sembrerebbe una vicenda di seduzione, cui dovrebbe far seguito una vendetta. E infatti Petr si sente in dovere di fare qualcosa, avvertendo anche il malcelato disprezzo di chi lo circonda. In realtà, quando sale a cavallo per recarsi nella proprietà del vicino, non sa bene cosa farà, e il fattore che lo spinge a muoversi è soprattutto il fastidio procuratogli dalle reazioni sdegnate e scomposte della madre.
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