Archivio mensile:luglio 2013

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Azione e vendetta – Le fragilità dell’uomo moderno nei grandi scrittori russi

Ricco di suggestioni squisitamente cechoviane, il racconto “Vicini”, di cui ci siamo occupati ultimamente, offre anche significative possibilità di collegamento con altri importanti testi, a proposito di un tema tutt’altro che marginale nella letteratura europea del periodo a cavallo tra la fine del XIX secolo e i primi decenni del ‘900.
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“Vicini”, di Anton Cechov

Un piccolo proprietario, Petr Michajlyc, vede sconvolta la sua tranquilla monotonia familiare dalla fuga della sorella, andata a vivere con un vicino, Vlasic, già sposato e ora rimasto solo e povero. Inizialmente sembrerebbe una vicenda di seduzione, cui dovrebbe far seguito una vendetta. E infatti Petr si sente in dovere di fare qualcosa, avvertendo anche il malcelato disprezzo di chi lo circonda. In realtà, quando sale a cavallo per recarsi nella proprietà del vicino, non sa bene cosa farà, e il fattore che lo spinge a muoversi è soprattutto il fastidio procuratogli dalle reazioni sdegnate e scomposte della madre.
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Un generale spia di nascosto l’animo dei soldati

Questo è il titolo del brano di Tacito di cui parlavo nell’intervento precedente, secondo quanto riporta Ludovico Griffa nel suo testo di versioni latine “Instrumenta”, pubblicato dalla casa editrice Petrini. Rispetto all’originale d’autore (l’opera è, lo ricordiamo, gli “Annales”, ll libro), il curatore ha optato per una semplificazione sintattica, ma questo poco conta rispetto al confronto con la scena del dramma shakespeariano che avevo citato. Ecco dunque il racconto in latino:
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Che ve ne sembra dell’eroe? Una sorprendente analogia tra Tacito e Shakespeare

Da anni ormai l’ “Enrico V” shakespeariano rappresenta un momento irrinunciabile del mio dialogo educativo e culturale con gli studenti del triennio. I motivi sono numerosi, e mi riservo di esporli in una prossima occasione, ma al momento potrei limitarmi ad affermare che il dramma storico culminante con la battaglia di Azincourt, vinta dal giovane sovrano inglese sul suolo francese nel corso della Guerra dei Cento anni, sembra contenere una perfetta applicazione pratica dei precetti espressi da Machiavelli nel “Principe”. In questo contesto risulta quanto mai efficace, come supporto didattico, il film che, sulle orme del grande maestro Laurence Olivier, Kenneth Branagh ha diretto e interpretato nel 1989.
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Analisi del “Comune rustico” di Carducci

Da un punto di vista scolastico, la figura di Carducci ha avuto una sorte piuttosto particolare. Vate nazionale per antonomasia, ha goduto sicuramente di vasta fortuna nel periodo che va dalla realizzazione dell’unità d’Italia alla caduta del fascismo. Dagli anni ’50 in poi, però, il suo mito fu oggetto di ripetuti e concentrici attacchi, e presto si arrivò alla clamorosa definizione dell’illustre critico Natalino Sapegno, che abbassò l’autore delle “Odi barbare” al modesto rango di poeta “minore”. Affermazione che sarebbe suonata blasfema solo due o tre decenni prima. Inevitabilmente, lo spazio concesso a Carducci nei programmi e nelle antologie scolastiche diminuì, e fiorirono nei suoi confronti le accuse di insopportabile retorica, nello stesso momento in cui cresceva, nei licei italiani, il fascino dei poeti italiani del Novecento (Montale in primis) o, volendo tornare al XIX secolo, di autori stranieri quali i maudits francesi, da Baudelaire a Rimbaud.
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